Una mamma e sette laghi

L'autunno a Varese: colori, profumi e sapori da raccogliere nel bosco

A Varese, settembre non arriva con un colpo secco. La luce si abbassa tra le case, le ombre allungano sulle piazze e, lungo i vialetti, compare l’odore della terra umida. La città sembra così lasciare l’estate alle spalle e volgere lo sguardo ai boschi, ma anche accogliere chi torna con sacchetti di castagne, funghi appena raccolti e rametti aromatici.

Da qualche anno l’autunno è diventato per noi un appuntamento di famiglia. Partiamo presto, portiamo contenitori rigidi e scegliamo un posto dove fermarci a merenda. Torniamo poi con il canestro pieno, le tasche sporche di terra e una lista di cose osservate: il profumo del bosco, il rumore del vento, il primo castagno caduto.

Camminare in un bosco richiede attenzione e rispetto. Prima di raccogliere, osserviamo il terreno, controlliamo eventuali divieti e consultiamo le regole locali; per i funghi non basiamo la decisione su una fotografia. Meglio portare a casa un’idea, un nome da verificare o un rametto, lasciando nel sottobosco ciò che non sappiamo riconoscere.

Per questa stagione ho pensato a un percorso che unisca la riva del lago, il bosco e una piccola sosta di quartiere. Sarà un’escursione senza cronometro, capace di registrare i colori e i profumi dell’autunno a Varese, ma anche i gesti concreti della raccolta e del pranzo. Il filo conduttore resta semplice: guardare bene, portare poco, condividere quello che si trova.

La luce che ridisegna i sentieri

La prima tappa è il Parco del Lago di Varese, quando il cielo è ancora chiaro e il sentiero conserva l’umidità della notte. Il lago tiene gli ultimi colori dell’alba, mentre le cime del Campo dei Fiori si staccano in blu. Camminando lungo i tigli, i castagni e le querce, ogni tratto cambia appena, come una sequenza di quadri naturali.

Più avanti, la faggeta accoglie l’escursione con ombre più profonde e un odore di legno bagnato. Le foglie si accendono di giallo, arancio e rosso, ma sul pavimento del bosco prevale il brunello delle foglie già marcite. Dalle radici emerge un profumo di terra, più intenso dopo la pioggia, e ogni sentiero sembra accompagnare verso un piccolo chiaro.

Il paesaggio torna quindi verso le periferie, dove boschi, scuole, parco-giochi e campi sportivi si avvicinano. È una delle caratteristiche della nostra città: la campagna non sembra lontana, basta attraversare una strada per ritrovarla. Una sosta al parco permette di osservare i bambini, bere qualcosa di caldo e ascoltare il brusio del quartiere prima di proseguire.

Il bosco come dispensa saggia

I funghi porcini richiedono occhio e confronto con esperti, non una prova di coraggio. Li raccolgo soltanto quando il boleto è chiaro e l’identità è certa; nel dubbio lascio ogni cosa al suo posto. Porto carta dentro il contenitore, per mantenere asciutta la raccolta, e annoto poi ogni ritrovamento nel quaderno, con luogo e data.

Le castagne offrono un altro dono tipico della stagione. Le raccolgo cadute, senza scuotare i rami, usando guanti robusti per evitare peli urticanti. Tra rametti di rosmarino selvatico, more e bacche di rosa canina si nascondono profumi e sapori diversi. Due foglie particolarmente belle, invece, finiscono nel quaderno e diventano il ricordo di un momento.

La raccolta deve restare leggera, affinché animali, piante e terreno conservino ciò che serve loro. Sul blog Mamma Bionica, tengo il filo fra ricette stagionali, storie dei luoghi e occasioni di famiglia; lì conservo anche il ricordo di una passeggiata con la canestrina rossa e del primo pranzo a base di castagne.

Profumi, foglie e rumori

Il profumo più intenso del bosco arriva dopo la pioggia: terra bagnata, resina, legno marcio e sottobosco. Si mescola a quelli più discreti del larice, della salvia e della quercia. Poi, durante la merenda, compare un odore diverso, fatto di castagne arrostite, pane caldo e burro, che annuncia il momento di sedersi tutti insieme.

Anche i rumori fanno parte del paesaggio. Il vento muove le cime mentre sotto i rami si distinguono il beccaccino, il picchio e il fruscio delle foglie. Nel pomeriggio, passando vicino al campo, incontriamo le ragazze allenate a calcio: voci, tasti e scarpe che battono sull’erba aggiungono energia e movement alla passeggiata.

A casa, molti di questi dettagli riemergono mentre prepariamo la cena. Sfoglio un libro illustrato sulle stagioni, osservo le fotografie della giornata e lascio sul tavolo una piccola raccolta di foglie. Il quaderno diventa così un archivio sensoriale, capace di riportare il paesaggio autunnale nei mesi in cui fuori è più rigido.

Una giornata leggera e organizzata

Le previsioni decidono sempre il ritmo dell’uscita. Controllo temperatura, pioggia e vento, poi scelgo scarpe da camminata, giacca impermeabile, acqua, merenda e contenitori sufficienti per ciò cheSarà raccolto. Una piccola borsa termica mantiene al sicuro i funghi; carta e pennarello servono invece per distinguere le specie prima di metterle insieme.

Durante il percorso, ciascuno ha un compito. Le bambine osservano gli alberi e scelgono le foglie da conservare, io controllo il terreno e i segnali, mentre l’altra persona porta il materiale e prepara la sosta. Dividere i ruoi evita di trasformare l’escursione in una corsa e permette di accorgersi delle cose che il vento sta facendo cadere.

Nella pagina Su di me ho spiegato perché scelgo percorsi consueti quando le bambine sono con me: la varietà degli alberi, i ripari e la vicinanza del campo rendono più facile cambiare passo senza perdere il filo della giornata. La sicurezza comincia da questa conoscenza dei posti.

Il pranzo, semplice e locale

Al ritorno prepariamo una merenda che richiede poche operazioni: polenta tiepida, patate arrosto, formaggio, pere e castagne sbucciate. Il pane si scalda sul fuoco e il thermos contiene una bevanda calda. È un pranzo povero di ingredienti, ma ricco del territorio attraversato, con sapori netti e quasi nessuna decorazione.

Il legame fra cibo, lavoro e paesaggio mi ha spinto a leggere anche una storia sui piatti del porto. La ricetta popolare raccontata in quella pagina mostra come un piatto Conservi il rapporto con il porto e la vita quotidiana. A Varese, il parallelo è con la castagna: il frutto diventa una piccola storia di bosco, mercato e tavola familiare.

Portare poco richiede attenzione anche dopo la raccolta. Funghi e frutti si tengono separati dagli alimenti già pronti, gli attrezzi vengono lavati e il materiale non utilizzato resta a casa o torna al terreno. Restano soltanto il contenuto della merenda, il cestino e una quantità di foglie proporzionata al viaggio.

Due percorsi a confronto

Il percorso del lago si sviluppa fra sentieri quasi pianeggianti, canneti e boschi di fondovalle. In due o tre ore si possono incontrare querce, castagni e zone umide, pausing per osservare gli uccelli o giocare vicino all’acqua. È la soluzione più semplice quando la giornata è breve e il cieloannuncia pioggia.

Verso il Campo dei Fiori e i Monti del Tre Croci, invece, il dislivello aumenta e il paesaggio si apre. La salita richiede quattro o cinque ore, scarpe adatte e una quantità d’acqua ben distribuita nei contenitori. Lungo il percorso si possono osservare castagneti e boschi, purché la raccolta sia consentita e limitata a ciò che si riconosce con sicurezza.

Itinerario Paesaggio e percorso Durata indicativa Raccolte e soste Compatibilità con i bambini
Lago e bosco di fondovalle Sentieri quasi pianeggianti, canneti e boschi nel Parco del Lago di Varese Due o tre ore Castagne, bacche e funghi dove consentiti; pause al parco Buona, con attenzione ai passaggi sterrati
Campo dei Fiori e Tre Croci Salita, creste e panorami verso la Valle del Olona Quattro o cinque ore Funghi e castagne nei siti autorizzati; sosta in un punto riparato Media, perché richiede gambe e resistenza

Tra i due itinerari cambia il rapporto con il tempo e con il territorio. Il lago offre immediatezza e varietà botanica; la montagna premia la lunga permanenza e la vista aperta. In entrambi i casi, il ritorno a casa arriva con una memoria fatta di odori, colori e piccoli ritrovamenti.

Una gita che continua

Un’escursione autunnale continua anche quando torna la sera. Le castagne si seccano sul davanzale, le foglie vengono protette tra le pagine di un libro e gli odori del bosco restano nei vestiti. Conservare questi dettagli aiuta a|Fee il passaggio delle stagioni e rende ogni nuova uscita un’aggiunta della stessa storia di famiglia.

Per la mia prossima escursione, il passo fissato è questo: sabato alle otto, parto dal parcheggio del Campo dei Fiori con i contenitori, il thermos e il quadernino delle osservazioni.